Bullismo: come aiutare i nostri figli?

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Per bullismo si indica generalmente “il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei soprattutto in ambito scolastico”. Oltre a  metodi finalizzati ad emarginare la vittima, ce ne sono altri che, sotto le false spoglie di un probabile ingresso nel gruppo, nascondono il tentativo di procurare danni o discriminazioni, ad esempio sottoponendo la vittima a dei rituali o ad attività pericolose.

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Il bullismo si basa su tre principi:

  1. Intenzionalità
  2. Persistenza nel tempo
  3. Asimmetria nella relazione

Il bullismo può essere definito diretto, quando è caratterizzato da una relazione diretta tra vittima e bullo; a sua volta può essere catalogato come:

  1. fisico: il bullo colpisce la vittima con colpi, calci, spintoni, sputi o la molesta sessualmente;
  2. verbale: il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi, sgradevoli o minacciandola, dicendo il più delle volte parolacce e scortesie;
  3. psicologico: il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto;
  4. cyberbullying o elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite sms o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo, per minacciarlo o dargli fastidio. Dalle ultime ricerche  svolte dalla Società Italiana Pediatri  su 2000 adolescenti risulta un calo del bullismo con un aumento del cyberbullismo.

Il bullismo indiretto, invece, è meno visibile di quello diretto, ma non meno pericoloso, e tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola per mezzo soprattutto del bullismo psicologico e quindi con pettegolezzi e calunnie sul suo conto.
I bulli maschi sono maggiormente inclini al bullismo diretto, mentre le femmine a quello indiretto. I maschi in particolare, tendono maggiormente all’approccio di forza, mentre le femmine preferiscono la mormorazione.

I protagonisti che prendono parte al bullismo e che permettono il riperpetuarsi sono:

  1. istigatore (bullo): colui che agisce sulla vittima ricercando approvazione dal pubblico
  2. vittima : colei che subisce le vessazioni, ha un ruolo passivo e sottomesso
  3. osservatore/attendente: in alcuni casi, grazie al proprio carisma o autorità, il bullo riesce a creare un’aura di suggestione che gli permette di conquistare il favore degli attendenti e rafforzare la sua volontà. Tali dinamiche sono spesso sottese al fenomeno delle “baby gang”. A meno che non intervengano dei mutamenti significativi nella prima parte della vita di una gang, c’è il rischio che la “mentalità deviante” si strutturi progressivamente non solo nelle coscienze degli attendenti ma anche nel resto della scuola. Per prevenire e arginare il fenomeno del bullismo è fondamentale lavorare proprio sugli osservatori (chiamati anche “maggioranza silenziosa”), che sono a conoscenza della situazione, ma la maggior parte delle volte non intervengono in difesa della vittima.

 

Il ciclo del bullismo si basa essenzialmente sulla capacità di avere sempre degli stimoli che possano motivare l’aggressore a porre in essere i propri propositi deviati, a volte reiterati nel lungo termine. Allo stesso tempo il ciclo può essere subito interrotto al suo nascere, o durante la sua progressione, se viene a mancare o l’atto abusivo o la risposta della vittima. Lo stimolo che più frequentemente è implicato nella riattivazione del ciclo è la sottomissione. Nel momento di percezione dello stimolo, l’istigatore tenta di ottenere un riconoscimento pubblico per ciò che andrà a compiere. Nel momento in cui la vittima dimostra di possedere delle tendenze passive o comunque che la inibiscono di reagire, allora il ciclo continuerà a riattivarsi. Nei casi in cui il ciclo non si è stabilito ancora, la vittima potrebbe rispondere in modo che qualsiasi tentativo da parte dell’aggressore non avrebbe alcun effetto. Così come afferma Ada Fonzi, “persecutori e vittime sono due facce della stessa medaglia, è incivile sopraffare, ma anche essere sopraffatti”.

Secondo un’Indagine nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza pubblicata nel 2011 (Telefono Azzurro e EURISPES) un quinto dei ragazzi ha trovato in Internet informazioni false sul proprio conto. Con minore frequenza si registrano casi di messaggi, foto o video dai contenuti offensivi e minacciosi. Le forme di bullismo indiretto (verbale e relazionale) appaiono  molto più diffuse rispetto alle forme di bullismo fisico. Rispetto a parametri quali sesso ed età, emerge che il bullismo riguarda sia i maschi che le femmine, con una prevalenza per queste ultime di episodi di diffusione di informazioni false o cattive sul proprio conto. In generale, le azioni di bullismo diminuiscono al crescere dell’età.

Il bullo e la vittima: identikit

imagesFonzi A. (1997) ha formulato un “identikit” della famiglia del bullo e della vittima. Generalmente la famiglia dei ragazzini che assumono il ruolo di bullo sembra caratterizzata da una bassa coesione tra i coniugi, tra bambino e genitori e un’assenza paterna ed uno stile educativo che tende al rinforzo comportamentale. Lo stile educativo della vittima, invece, sembra essere caratterizzato maggiormente da indifferenza. Sia la vittima che il bullo dimostrano avere difficoltà a riconoscere e valutare le emozioni e i loro segnali emotivi: la vittima solitamente ha difficoltà a riconoscere la rabbia e il potenziale aggressore, agendo così un discontrollo delle proprie emozioni che attiva l’aggressore; il bullo non riesce a mentalizzare (Muratori, 2005) e a mettersi nei panni dell’altro, non riconoscendo le emozioni altrui e agendo quindi al solo scopo di essere il protagonista attivo alla ricerca di popolarità e rinforzo esterno.

Come aiutare la vittima e il bullo?

Innanzitutto è importante sottolineare che sia la vittima che il bullo hanno diritto ad esser aiutati ed ascoltati, in quanto entrambi agiscono o subiscono un disagio. Così come è bene non emarginare la vittima ma includerla e aiutarla ad uscire da un circolo vizioso di continue vessazioni e violenze, è fondamentale anche non emarginare il bullo, non stigmatizzarlo; il rischio è quello di rafforzare la sua idea di sé negativa che diventa l’unica modalità da mettere in atto per essere riconosciuto all’interno di un certo contesto. La scuola è il primo teatro esterno alla famiglia in cui i bambini si trovano a mettersi alla prova, ed è qui che sperimentano, osservano, apprendono stili diversi di relazione, sia tra pari che con gli adulti. Il giudizio morale si costruisce attraverso la famiglia e la scuola. Democrazia e giustizia sono contenuti diffusi in tutte le discipline e veicolati da atteggiamenti adeguati dagli insegnanti (Kohlberg, 1985).

Per prevenire/sostenere il proprio figlio è importante tenere alta l’attenzione sul suo comportamento  fuori dal contesto familiare (attraverso colloqui con gli insegnanti, gli allenatori, gli educatori…) oltre che all’interno della famiglia. Cambiamenti repentini nelle modalità relazionali, nell’alimentazione, nel ritmo del sonno/veglia, nell’andamento scolastico, nella motivazione a partecipare a eventi sociali possono celare una difficoltà che andrebbe meglio approfondita. Le conseguenze a lungo termine non solo della vittima di bullismo ma anche dell’aggressore stesso possono essere disturbi quali depressione, ansia, deficit di autostima, alcolismo, autolesionismo ed altre dipendenze (Anti-Bullying Centre at Trinity College di Dublino). 
Lo strumento principe per contrastare l’aggressività rimane comunque la comunicazione, strumento fondamentale per lo sviluppo di un sé coerente e integrato.