Emozioni: come aiutare i bambini ad esprimerle?

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Le emozioni hanno natura comunicativa (James, 1884), sono processi relazionali tra la persona e l’ambiente circostante “processi attraverso i quali una persona, in un particolare momento, cerca di stabilire, cambiare o mantenere la sua relazione con l’ambiente su questioni di particolare importanza per la persona stessa”(Whiterington et al., 2001), “sono segnali sullo stato del mondo e sul posto che occupiamo in esso” (Bargh, Williams, 2007).

Lo sviluppo del riconoscimento delle espressioni emotive avviene tra i due ed i cinque anni (Denham e Couchoud, 1990). All’inizio dell’età scolare i bambini cominciano a tener conto dell’intenzionalità nel causare emozioni negli altri. A 6-7 si mettono in atto le strategie comportamentali; bambini più grandi, di 8 anni e più, iniziano a capire che le strategie psicologiche (negazione, distrazione, etc.) possono essere più efficaci (Altshuler & Ruble, 1989; Harris & Lipian, 1989; Meerum Terwogt & Stegge, 1995). Quando esiste un conflitto fra motivazioni personali e norme morali, i prescolari giudicano le emozioni solamente in base al raggiungimento degli scopi, anche se moralmente reprensibili. Bambini più grandi, invece, tendono ad attribuire sentimenti in base alle norme morali (Nunner-Winkler & Sodian, 1988).

I bambini/ragazzi trovano difficile esprimere i propri sentimenti per il fatto di non aver chiari i sentimenti che provano e come regolarli o perché negli anni hanno appreso che alcune emozioni sono “cattive” o “sbagliate” e vanno inibite. Superata la contrapposizione tra intelligenza ed emozione, ragione e sentimento, si riconoscono componenti cognitive nell’esperienza emotiva, così come il ruolo delle emozioni nelle attività cognitive. Le emozioni sono il motore dello sviluppo psichico.

La comprensione delle emozioni è un costrutto multicomponenziale e plurideterminato in cui entrano in gioco diverse abilità specificheimages (Pons, Harris, de Rosnay, 2004), anche non strettamente cognitive, quale, ad esempio, in bambini piccoli, il legame di attaccamento sicuro (de Rosnay & Harris, 2002). Le parole sono al servizio delle emozioni: la capacità di identificare e verbalizzare le emozioni come funzione riflessiva del sé rientra tra le Funzioni Esecutive. Le emozioni sono strettamente legate al linguaggio in quanto esse stesse sono una forma di comunicazione intersoggettiva ed intrasoggettiva (funzione di segnalazione e avvertimento rivolta agli altri e a se stessi di uno stato del soggetto rispetto a bisogni, desideri, scopi e aspettative).

In ambito italiano, Ornaghi, Brockmeier e Grazzani (2011) hanno utilizzato la procedura dei giochi linguistici con il lessico psicologico per incrementare abilità mentalistiche e, in particolare, la comprensione della mente emotiva in bambini di età prescolare. Cherubin con i suoi colleghi (2013) ha di recente documentato l’efficacia di un training conversazionale sul miglioramento della comprensione delle cause delle emozioni in bambini di scuola primaria, illustrando il contributo che la discussione linguistica può apportare a una migliore comprensione del rapporto tra le esperienze emotive e la varietà di cause che le determinano.Ricerche condotte al di fuori del nostro Paese hanno evidenziato, già da alcuni anni, l’importanza dell’intervento precoce nell’incrementare diversi aspetti della competenza emotiva, mentre in Italia i lavori pubblicati su riviste specialistiche sono ancora pochi.

Secondo la SOCIAL COGNITION (ad es. Siegal, 1999; Turnbull e Carpendale, 1999) i bambini possono incrementare significativamente le loro abilità cognitive e socio-emotive grazie alla conversazione, condotta in gruppo, volta a favorire la consapevolezza della presenza di diversi punti di vista (de Rosnay e Hughes, 2006). La conversazione, infatti, produce cambiamenti significativi nelle competenze dei bambini sia nel caso in cui verta specificamente su contenuti inerenti agli stati mentali, sia nelle conversazioni spontanee non direttamente orientate a discutere degli stati interni (Bernard e Deleau, 2007; Tramarin e Grazzani, 2000).

Denham (1998) riconduce le diverse abilità alle tre componenti denominate espressione, comprensione eregolazione emotiva. Queste componenti, approfondite nell’ambito di ricerche condotte da psicologi evolutivi e clinici, si correlano ad altre abilità molto importanti in terminidi benessere psicologico, come la popolarità tra pari (Eisenberg et al., 2000; Fiorilli,De Stasio e Di Chiacchio, 2011) e la riuscita scolastica (Buhs e Ladd, 2001). D’altrocanto, diversi studi hanno dimostrato che deficit nella competenza socio-emotiva si associano a rischio di vittimizzazione, ad aggressività e a fallimento scolastico (Denham, 2006). In questo senso il potenziamento dello sviluppo della competenza socio-emotiva si configura come un vero e proprio fattore di protezione da introdurre molto presto anche nei contesti educativi.

Al fine di migliorare la conoscenza di sé e delle proprie emozioni, aumentare il controllo degli impulsi e ottimizzare il benessere bio-psico-sociale è fondamentale riuscire ad offrire la consapevolezza delle emozioni di base di quelle più complesse.

Le principali domande da porsi o da fare ai nostri ragazzi:

  1. che cosa sono le emozioni e come funzionano (Pensieri, Sensazioni fisiche, Espressioni facciali, Postura, Reazioni e comportamenti associati)?
  2. perché sono importanti le emozioni per l’uomo e a che cosa servono nella vita quotidiana?
  3. come si può riconoscere ogni singola emozione?
  4. come gestiamo le emozioni che avremo imparato a riconoscere?

E’ di fondamentale importanza aiutare i bambini/ragazzi a saper esperire le emozioni senza giudicarle e senza tentare di inibirle, bloccarle o distrarsi da esse. Ogni emozione, proprio perché esiste, è normale che venga provata, tutti possono sperimentarla e perciò capirla. Passare il messaggio che “non c’è niente di male” nel provare un’emozione ed è legittimo sentirla.

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