Perdita del lavoro e suicidio

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L’aggressività è un istinto, essa consente di difenderci, preservarci nel momento in cui percepiamo un pericolo. L’espressione disfunzionale viene messa in atto attraverso l’ostilità, la violenza e la distruzione. Le forme dell’aggressività possono essere un istinto alla conservazione per imporre le proprie esigenze o forme distruttive dettate dalla paura; nel momento in cui c’è qualcosa che non si può ottenere si percepisce un senso di perdita. L’espressione di questo tipo di aggressività può essere esplicita, cioè eterodiretta, ed implicita, autodiretta. L’aggressività esplicita, se portata all’esasperazione, può innescare comportamenti distruttivi verso l’esterno (che si configurano per esempio in Disturbi antisociali nell’età adulta). Nel caso, invece, dell’aggressività implicita, il rischio è l’instaurarsi di comportamenti sottomessi e repressi che scatenano angoscia e sensi di colpa e che possono portare alla depressione, con il seguente rischio di comportamenti autolesivi o tentativi suicidari. I maggiori fattori di rischio da tenere in considerazione nell’affrontare questo tipo di disagio psichico sono: fattori sociodemografici (perturbazioni e cambiamenti nella struttura familiare come separazione, divorzio, perdita del lavoro, morte di un genitore, antecedenti di malattie psichiatriche o di suicidio in famiglia); fattori comportamentali (gli adolescenti suicidi hanno difficoltà scolastiche, un consumo significativamente più elevato di alcool e droghe, condotte di vita più rischiose, bullismo, cyberbullismo); fattori psichici; fattori somatici (disturbi funzionali). Il suicidio è un problema sanitario importante. Il dolore psicologico che porta gli individui a togliersi la vita è inimmaginabile.

Le loro morti lasciano le famiglie e gli amici soli, così come conseguenze importanti sulla comunità. La morte improvvisa di un genitore per il bambino, per esempio, può essere associata a futuri disturbi nei bambini. Ogni anno quasi un milione di persone commettono suicidio nel mondo: un morto ogni 40 secondi, molto più che morti per omicidio. In Italia questo si traduce in un suicidio ogni 2 giorni e mezzo. Nel 2013 sono state complessivamente 149 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche, rispetto agli 89 casi registrati nel 2012. Sono questi gli ultimi dati resi noti da Link Lab, il Laboratorio di ricerca socio-economica dell’Università degli Studi Link Campus University, che da oltre due anni studia il fenomeno e che adesso pubblica i dati complessivi di un’attività di monitoraggio avviata nel 2012. Circa un suicida su due (45,6%) è imprenditore (68 i casi nel 2013, 49 nel 2012) ma, rispetto al 2012, cresce il numero delle vittime tra i disoccupati: sono 58, infatti, i suicidi tra i senza lavoro, numero che risulta più che raddoppiato rispetto al 2012 quando gli episodi registrati furono 28. Il fenomeno non conosce differenze geografiche: al Sud come al Nord. Nel 2012 il numero più elevato dei suicidi per motivi economici si registrava nelle regioni del Nord-Est , un’area geografica a maggior frequenza di suicidio tra gli imprenditori a causa della maggiore densità industriale (l’analisi complessiva dell’anno 2013 sottolinea comunque come il fenomeno sia andato uniformandosi a livello territoriale interessando con la stessa forza tutte le aree geografiche). La crisi interessa strati sempre più ampi della popolazione. Nel 2013, così come nel 2012, la crisi economica, intesa come mancanza di denaro o come situazione debitoria insanabile, rappresenta la motivazione principale del tragico gesto, all’origine dei 108 suicidi (72,5%) nel 2013, a fronte dei 44 del 2012. La perdita del posto di lavoro continua a rappresentare la seconda causa di suicidio: 26 gli episodi registrati, in lieve aumento rispetto al 2012 quando i casi sono stati 25. Ad incidere inoltre sul tragico epilogo, i debiti verso l’erario; Insieme a questo i disturbi mentali (depressione e abuso di alcool e droghe) sono tra i fattori maggiori di rischio.Anche il numero dei tentati suicidi è raddoppiato rispetto al 2012. Sono infatti 86 le persone che nel 2013 hanno provato a togliersi la vita per motivazioni riconducibili alla crisi economica, tra cui 72 uomini e 14 donne, contro i 48 casi complessivi registrati nel 2012.

Il suicidio è tra le prime 3 cause di morte tra i 15 e i 44 anni di età in alcuni paesi ma la seconda per il gruppo 10-24 anni. Nei giovani è certamente anche il bullismo e il cyber bullismo ad incidere sul rischio sucidario.

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