Psicobiologia del lutto

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E’ molto probabile che le perdite e i lutti vissuti in età evolutiva, in modo specifico nell’adolescenza, se vissuti in modo traumatico alterino non solo il sistema di attaccamento, ma anche i processi cognitivi, psicobiologici e di sviluppo della personalità (Pynoos, Steiberg, Goenjian 2004). Ci sono alcune ricerche sulla neurobiologia dei bambini traumatizzati (ancora poche) che hanno indicato problematiche successive nel sistema di allarme, nella gestione delle emozioni come la rabbia, l’irritabilità, l’ansia del vuoto e di esser abbandonato (Pynoos 1992).

L’ipotesi è che il punto cruciale di contatto tra stress traumatico e personalità sia costituito dalla formazione di aspettative legate al trauma ed espresse in pensieri, emozioni, comportamenti e caratteristiche biologiche del bambino che cresce. Le esperienze traumatiche possono modificare le aspettative che il bambino ha sul mondo, la sicurezza e stabilità delle relazioni interpersonale; queste aspettative, come dice Bowlby, contribuiscono al concetto di sé e degli altri e a previsioni sul futuro che possono avere un impatto importante sul comportamento successivo.

Molti studi esistono sul disturbo post-traumatico nell’età adulta; grazie a questi si sta arrivando a comprendere il nesso tra traumi infantili e traumi dell’età adulta, chiarendo il modo in cui le conseguenze del trauma infantile possono compromettere il comportamento adulto. La letteratura relativa all’infanzia non è riuscita a differenziare i sintomi dello stress post-traumatico dalle reazioni di lutto e analizzare le relazioni tra essi.

Le alterazioni psicobiologiche

– Lo stress intenso è accompagnato dalla liberazione di neurormoni endogeni sensibili allo stress: avvegono alterazioni dei neurotrasmettitori (noradrenalina e serotonina) e disregolazione degli oppioidi;

– Alterazioni del sistema endocrino e immunitario possono rappresentare il risvolto biologico di stati depressivi e ansiosi;

– può essere interessato il sistema noradrenergico del locus coeruleos, da cui viene secreta la noradrenalina e distribuita nel SNC, in particolare alla neocorteccia e al sistema limbico, dove svolge un ruolo nel consolidamento della memoria e contribuisce ad attivare i comportamenti di “combatti o fuggi”;

– Lo stress acuto attiva anche il sistema dopaminergico della corteccia prefrontale, l’asse HPA e altre strutture che possono portare a immagini intrusive del morto, evitamento di aspetti del defunto, dissociazione e iperarousal (Bremner 2006; Grillon, Southwick, Charney 1996; Van Der Kolk 2004);

– Lo stress da perdita di un caregiver (colui che si prende cura, in genere la madre) è studiato rispetto alla funzionalità del sistema immunitario regolato dal cortisolo. Bartrop et al. hanno notato una diffusa reazione di immunodepressione dopo un lutto;

– sembra esserci un aumento delle turbe del sonno non-Rem, con sintomi di parasonnia come sonnambulismo, sonniloquio, irrequietezza motoria e pavor nocturnus (Pynoos, 1990).

Queste alterazioni nella neuromodulazione e reattività fisiologica dovute al trauma possono attivare “pregiudizi anticipatori” per far fronte a emozioni negative (Kagan, 1991). Queste aspettative traumatiche possono associarsi ad attacchi di paura, ricerca del brivido o di aggressione, con conseguenze pesanti sul concetto di sé del bambino che può vederesi come codardo, coraggioso o intrepido.

L’impatto dello stress traumatico può variare a seconda del temperamento del bambino a cui accade l’evento negativo,  della risposta ambientale ad esso e della cura del bambino che lo ha subito. L‘elaborazione del lutto è fondamentale per un funzionale superamento del trauma: nel caso in cui si verifichino importanti cambiamenti nel comportamento del bambino nel suo quotidiano, è indispensabile dare ascolto alle sue sofferenze ed eventualmente intraprendere un percorso psicoterapeutico in grado di aiutarlo a superare eventuali blocchi emotivi.